Storia dell’immobile

La struttura muraria del Conservatorio sorse nei primi anni del secolo XVIII, per volere delle monache Camaldolesi che abitavano il Monastero di San Marco, edificato nella prima metà del Cinquecento, nei borghi della città.

La vicinanza alle Balze di San Giusto aveva indotto questo monache a chiedere il permesso di poter abbandonare l’antico cenobio e di poterne ricostruire un altro all’interno della città vicino alla chiesa di San Pietro in Selci. Le monache chiesero di potersi servire della chiesa parrocchiale di San Pietro, risparmiando non pochi denari nella costruzione di una nuova chiesa, tanto più che l’antica chiesa di San Marco da dove provenivano era anch’essa parrocchia.

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Superate le prime difficoltà il Vescovo di Volterra ottenne dalla Sacra Congregazione dei Cardinali l’approvazione, con Breve del 19 dicembre 1704, a condizione che concedesse il suo consenso il parroco di San Pietro. Il Priore così annuì: “Io Giusto Docci Priore della chiesa parrocchiale di San Pietro in Selci presto il consenso per l’antedetta traslazione delle Reverende Madri di San Marco et uso della detta mia chiesa salvo però tutte e singole le ragioni parrocchiali e di jurisdizione, et anche d’ogni e qualunque interesse temporale, tanto per la chiesa quanto per il parroco et detto consenso lo presto pro interim et in fede mano propria”.

Il decreto del Vescovo

Dietro tale assenso Monsignor Vescovo emanò il seguente Decreto: “Atteso il consenso come sopra prestato dal molto reverendo Giusto Docci per il comodo della detta chiesa di San Pietro implorato per le dette Reverende Madri di San Marco, il medesimo consenso approviamo a titolo solamente di comodo, e senza alcun benché minimo pregiudizio del jus Parochi sua jurisditione, e temporalità a forma di detto consenso; e dichiariamo che mai per tempo alcuno possa in parte benché minima di tali ragioni parrocchiali farsi acquisto dalle Reverende Madri per l’effetto di che ordiniamo che dai signori loro Operai e Deputati alla nuova fabbrica del Monastero, sia destinato il suolo proporzionato per detta erezione e costruzione di chiesa a ciò ritorni nella sua intiera libertà la detta chiesa parrocchiale assegnata hoc interim in grazia e titolo di comodo come sopra e non altrimenti ne in altro modo e così et in fede, dato in Volterra nel nostro palazzo episcopale lì 10 ottobre 1704”.

La spesa per la nuova fabbrica fu ingente, circa Scudi 32.000, ottenuti con l’alienazione dei beni del monastero di San Marco, con la sovvenzione delle religiose, offerte di benefattori e con l’intervento del Comune che assegnò 1000 Fiorini.

Il giorno 1 di giugno 1710 processionalmente le monache abbandonarono l’antico cenobio e presero possesso del nuovo intitolandolo monastero di San Marco in San Pietro Con “Motu Proprio” di Sua Altezza Reale del 24 agosto 1786 il Conservatorio di San Dalmazio di Volterra fu chiuso e per volere dello stesso Sovrano il patrimonio di quello fu devoluto per due terzi al Conservatorio di San Marco in San Pietro e per un terzo a quello di San Lino.

La Fondazione Conservatorio di San Lino in San Pietro

La Fondazione Conservatorio di San Lino in San Pietro ha sede in un vasto edificio, formato da più corpi di fabbrica. La parte principale è costituita dall’antico monastero di San Marco in San Pietro di forma quadrilatera con vasto chiostro interno. Al nucleo originale, per vicissitudini legate alla storia volterrana, attraverso modifiche, ampliamenti, rimaneggiamenti, completamenti e acquisti, raggiunse nel tempo le attuali condizioni di uso e di aspetto.

Il primo accrescimento della struttura, si ebbe con l’acquisizione del locale dove esisteva la chiesa di San Pierino soppressa dal Granduca Pietro Leopoldo. Il vescovo Buonamici che ne aveva avuta la concessione dal Regio Governo, la concesse all’Operaio Luigi Inghirami che l’aveva richiesta per uso del Conservatorio; con Decreto vescovile del 26 agosto 1786 viene ordinata la profanazione a patto che mai potesse venir convertito “ad usi sordidi”, e che sul detto locale venisse innalzata una croce.

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Nella sopraelevazione dell’ex oratorio di San Pierino, trovarono posto le scuole del Conservatorio sul finire del secolo XVIII. La sistemazione dei locali destinati per la scuola pubblica elementare trovò sede nei locali dell’ex Oratorio di San Pierino debitamente acquistati l’anno 1827 e ristrutturati nel corso dell’anno 1835-36, come fa fede un libretto di spese intitolato: “ Spese fatte nel ridurre lo stanzone di San Pierino a uso di scuole, lavoro cominciato il dì 2 di giugno 1835”.

Le spese superano oltre le Lire 2.000 e tutto il lavoro risulta ultimato al 3 dicembre 1836. E’ certo però che la sede primaria delle scuole fu trovata altrove, infatti una lettera indirizzata all’Operaio Luigi Fedra Inghirami in data 3 settembre 1787, cui ricorda, che Sua Altezza Reale ha assegnato la cifra di Scudi 450 al Conservatorio di San Marco in san Pietro per poter terminare la fabbrica delle nuove scuole.

L'Istruzione

Lo stesso Cavallini, così scrive: “Così grande era l’affluenza delle fanciulle per istruirsi nei lavori muliebri che per avere il comodo delle scuole nel 1787 si dovè dilatare la fabbrica del Monastero”.

Nella prima metà dell’Ottocento questi locali furono completamente ristrutturati a cura dell’Operaio Cav. Giuseppe Contugi Serguidi che realizzò al piano terreno le scuole pubbliche e, al primo piano, una sala di studio e camere da letto riservate alle educande. Verso il 1850 fu costruito un nuovo edificio costituito dal piano terreno e il primo piano nell’area del parco esterno ed adibito per infermeria ad esclusivo uso dell’educandato. L’opera fu realizzata su disegno dell’Architetto volterrano Aristodemo Solaini, che in una relazione inviata all’Operaio in data 13 giugno 1845 così scriveva: “ Nell’idea che mi sono formato per il getto di un corrispondente disegno, esso comprenderebbe numero tre grandi stanze per uso d’infermeria da contenere in tutto numero otto letti, una stanzetta per il caso di operazioni chirurgiche, un bagnetto, una piccola cucina, una stanza per attrezzi diversi, biancheria ed altro di sgombro.

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Tutti questi locali verrebbero distribuiti superiormente ad un galleria terrena con arcate coperte a cristalli quale potrebbe servire per muovere e dare aria alle convalescenti, e per comodo delle educande allorché nelle ore destinate al passeggio la stagione non permette di stare allo scoperto”.

L’anno 1906 questa nuova costruzione veniva sopraelevata di un piano, sempre per uso dell’educandato mentre il complesso veniva fornito di termosifoni. Il 14 agosto 1846 un forte terremoto scosse buona parte della Toscana e in tale occasione anche il Conservatorio riportò danni riparabili, come conferma una perizia dettagliata, fatta dall’Architetto Solaini ed ascendente alla spesa di £ 3.391 Soldi 13 denari 4. Nel periodo 1928 – 30 fu costruito un nuovo piano sopra la chiesa dell’ex Compagnia di San Pierino e, nel periodo 1930 – 32, il corpo di fabbrica che si spinge nel parco interno destinato per la scuola Tecnica e completamente distrutto dal bombardamento anglo-americano attuato per la liberazione della città.

La scuola

La comunità femminile di S.Pietro ebbe la sua ragione d’essere in funzione della scuola, le cui allieve erano divise in due categorie: le educande o ospiti interne dell’educandato e le allieve esterne della scuola pubblica gratuita. Per il mantenimento delle educande, le famiglie pagavano una retta trimestrale anticipata che era di minore importo per quelle volterrane.

Un rescritto granducale concesse anche posti gratuiti detti di regia nomina. Le scuole pubbliche invece erano frequentate da povere ragazze che non dimoravano nell’istituto, ma ad una data ora tornavano a casa. Il loro principale insegnante fu il maestro di leggere e scrivere. Le piccole volterrane imparavano a scrivere, a leggere, l’abaco, oltre ai lavori a maglia, cucito, tessitura e tali insegnamenti avrebbero dovuto formare delle buone madri di famiglia secondo il loro stato sociale.

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Nel Conservatorio le ragazze ricevono un’istruzione elementare, che si completa con rudimenti di economia domestica e con dosi massicce di lavori domestici – dal cucito al ricamo alle faccende quotidiane – e con una rigorosa educazione religiosa.

Con questo bagaglio, certo, le giovinette dei Conservatori leopoldini non sono libere dalla tradizionale subalternità della donna, ma altrettanto certamente ricevono competenze ed abilità, grazie alle quali potranno tra una monacazione frutto di fede sincera, un matrimonio anche modesto, ma non solo di convenienza e, infine, una condizione nubile onorata, perché potranno esercitare un lavoro, da quello artigiano della sarta e della ricamatrice a quello domestico della cameriera fino al lavoro di governante in case agiate, se non proprio nobili.