Il Conservatorio oggi...

Il Conservatorio di San Lino in San Pietro è vissuto, dunque, nell’ordinamento della Repubblica come Istituto Pubblico di educazione femminile, dipendente dal Ministero della Pubblica Istruzione, disciplinato dalle norme dei RR. DD. N .2352 del 1929 e n. 1312 del 1931.

L’Ente è stato amministrato da un consiglio formato da un Presidente e due Consiglieri nominati dal Provveditore agli Studi di Pisa.

L’Istituto vive oggi come Fondazione di diritto privato per adeguamento di quanto disposto dalla Legge 3 febbraio 2006, n 27.

La Storia

Breve storia del Conservatorio di San Lino in San Pietro di Volterra oggi trasformato in Fondazione di diritto privato

E’ doveroso ricordare che l’istituzione dei Conservatori della Toscana hanno avuto origine nei primi decenni del secolo XVIII, come luoghi pii di ritiro e istruzione, dipendenti più o meno, a secondo dei casi, dall’autorità ecclesiastica. Mancavano allora quasi completamente le scuole primarie e l’educazione delle fanciulle era affidata pressoché esclusivamente ai monasteri femminili o a qualche volenteroso parroco. Mentre nei monasteri si praticavano i voti religiosi, i Conservatori avevano carattere ecclesiastico meno marcato, ma costituivano pur sempre congregazioni femminili che, pur avendo tra di loro scopi d’istruzione, seguivano la vita comune secondo i principi della religione cattolica.

Dal XVIII secolo

Sul finire del secolo XVIII i Conservatori furono rivendicati dall’autorità governativa alla laicità. Ciò avvenne, in particolare, con il “Motu Proprio” del Granduca Pietro Leopoldo di Lorena del 21 marzo 1785 e con il successivo “Regolamento generale per i nuovi Conservatori” del 6 settembre 1785. Ispirandosi ai principi giurisdizionalistici, Pietro Leopoldo arrogò allo Stato il diritto di regolare con proprie norme la costituzione e la vita dei Conservatori, in quanto la loro attività era considerata di interesse pubblico e quindi rilevante per lo Stato. Con il predetto “Motu Proprio”, i Conservatori acquistarono un carattere interamente laicale, mantenendo la loro dipendenza dall’autorità ecclesiastica solo per quanto riguardava l’elezione del confessore o cappellano, la chiesa e le funzioni sacre; per tutto il resto, dipendevano interamente dallo Stato.

Le "Oblate"

La struttura giuridica dei Conservatori rimase, per altro, quella di Enti di natura collegiale. I Conservatori erano infatti costituiti da corporazioni di donne “Oblate” che, pur non prendendo i voti, vivevano legate da una regola comune e perseguendo uno scopo parimente comune. Il “Motu Proprio” Granducale sopra citato, poneva i Conservatori alla dipendenza della”Segreteria del Regio Diritto” affidandone l’amministrazione ad un “Operaio” secolare, proibendo voti claustrali e abiti religiosi, imponeva alle ex religiose un abito uniforme trasformandone lo stato giuridico in “Secolari Oblate”. Allo stesso tempo, si disponeva che nei conservatori fossero ammesse in educazione ed a pagamento le fanciulle delle classi sociali più alte con scuole interne ed obbligava alcuni istituti a tenere scuole elementari per le fanciulle povere della città, come avvenne per i due Conservatori cittadini di San Marco in San Pietro e di San Lino.

San Lino

Nei primi anni del secolo XIX si ritrovano formate le famiglie religiose nei due locali Conservatori, con il ripristino della clausura interna, pur continuando a tenere aperte le scuole pubbliche. Il Governo Francese dominante, venuto a conoscenza che all’interno di questi due Conservatori cittadini si conduceva vita religiosa, in virtù del Decreto del 29 aprile 1808, che pronunzia la soppressione delle corporazioni religiose, entrambi rimasero soppressi. Il primo a subire la chiusura fu San Lino da dove le monache vennero allontanate nel maggio-giugno 1808 e trasferite nel monastero di Santa Chiara nei Borghi della città. Il Conservatorio di San Marco in San Pietro rimase provvisoriamente aperto. Dietro alle insistenze vescovili le monache di San Lino confluite nel monastero di Santa Chiara si convinsero a trasformarsi in Oblate per la gestione del Conservatorio, e con Decreto Imperiale del 24 marzo 1809, venne ripristinato il Conservatorio di San Lino restituendogli l’intera proprietà e il godimento di tutti i suoi beni.

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Le Camaldolesi di San Marco

Le Camaldolesi di San Marco in San Pietro non volendo abbandonare la vita claustrale, con Decreto del Prefetto di Livorno, il giorno 17 agosto 1810 abbandonarono il loro monastero costruito un secolo prima e furono riunite con le altre monache professe nel monastero di Santa Chiara. Le francescane di San Lino, avendo risposto favorevolmente alla richiesta del governo francese, furono accolte nell’ex monastero di San Pietro prendendo allora il nome che tutt’oggi mantiene di Conservatorio di San Lino in San Pietro. Considerato da parte del governo francese che i mobili rimasti in San Lino erano stati venduti, che in quel monastero vi era stato stabilito il Tribunale di Prima Istanza, che le spese necessarie per il ripristino del Conservatorio in quel luogo erano al di sopra dei mezzi che le ex religiose disponevano, che la fabbrica di Santa Chiara dove esse furono trasferite era ancor meno propria e troppo distante dalla città, visto che il Monastero di San Pietro era il solo adatto a questa destinazione, che senza inconvenienti le religiose di San Marco in San Pietro potevano trasferirsi a Santa Chiara, con Decreto del 5 aprile 1810, venne così stabilito:

  1. L’antico convento di San lino, ove attualmente risiede il Tribunale di Prima Istanza di Volterra, viene destinato definitivamente per il detto Tribunale.
  2. Le antiche religiose di San Lino, riunite nel convento di Santa Chiara, saranno trasferite nel convento di San Pietro, e quelle di questo convento, in quello di Santa Chiara.
  3. La fabbrica del monastero di San Pietro sarà destinata definitivamente al Conservatorio di San Lino.
  4. Ciascuna di queste due corporazioni trasporterà seco reciprocamente i rispettivi mobili di qualunque sorte, ad eccezione di quelli delle chiese dalle quali nulla sarà tolto. Le spese della traslazione saranno tutte sopportate dal prodotto dei beni del Conservatorio di San Lino.
  5. Il presente Decreto sarà sottomesso all’approvazione di Sua eccellenza il Duca di Gaeta Ministro delle Finanze”.

Il Decreto

Il giorno 8 di agosto, di quello stesso anno, al Maire di Volterra giunge l’approvazione da parte del Ministro delle Finanze per la sollecita attuazione di tutto quanto disposto nel sopracitato Decreto Prefettizio. Passato Napoleone e ritornato nel 1815 il Granduca Ferdinando III di Lorena, l’Istituto continuò ad essere gestito dalle Oblate, dall’Operaio che rendeva conto alla Segreteria del regio Diritto.

Dopo l’annessione della Toscana al regno d’Italia, il Conservatorio di San Lino in San Pietro ancora retto dalle ex francescane di San Lino, veniva affidato all’alta curatela del Ministro di  Grazia – Giustizia e Culto. La Legge 7 luglio 1866, che sopprimeva le corporazioni religiose, non ebbe effetto sopra i Conservatori toscani, perché riconosciuti Istituti laici. Con Regio Decreto 6 ottobre 1867 i Conservatori furono posti alle dipendenze del Ministero dell’Istruzione Pubblica.

Il Regio Decreto 29 giugno 1883 (art .1) dichiara che: “Tutti i collegi, conservatori, educandati e convitti femminili di natura laicale divenissero Istituti Pubblici educativi dipendenti dal Ministero della Pubblica Istruzione”. In fine con il Regio Decreto 23 dicembre 1929, sul “Riordino degli Istituti Pubblici di educazione femminile, fu ribadito (art 1) che i Conservatori della Toscana che avessero carattere laicale e non fossero considerati istituzioni di assistenza e beneficenza, costituivano “Istituti Pubblici di Educazione Femminile”, dipendenti dal Ministero della Pubblica Istruzione.